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Analisi e refertazione delle immagini termiche: confronto fra gli approcci

Tecnico laboratorio analizzatore

Trasformare una ripresa termica in un documento tecnico utilizzabile si può fare in più modi: lettura qualitativa a bordo strumento, analisi quantitativa sul file radiometrico, confronto con un componente gemello o con lo storico, soglie assolute da norma. Criteri, tempi e valore probatorio a confronto.

Una campagna termografica produce in poche ore decine di riprese, ma il valore tecnico non sta nello scatto: sta nel documento che ne deriva. Un quadro elettrico segnalato come «caldo» senza indicare parametri di ripresa, punto di misura e criterio di giudizio non consente di programmare un intervento, e in sede di contenzioso o di verifica assicurativa non regge. Il costo si scarica sulla manutenzione: fermi non pianificati, sostituzioni inutili, controlli ripetuti perché il rilievo precedente non è confrontabile.

Il nodo tecnico è che la termocamera non misura temperature, ma flussi di radiazione infrarossa che vengono convertiti in valori attraverso emissività, temperatura riflessa, distanza e umidità. Se questi parametri restano incorporati in una semplice immagine colorata non sono più modificabili; se invece la ripresa è salvata come file radiometrico, ogni pixel conserva il dato grezzo e i parametri possono essere corretti dopo il sopralluogo, ricalcolando i valori senza tornare in campo.

Da qui l’utilità di un confronto strutturato: analisi e refertazione delle immagini termiche, confronto metodi significa scegliere in modo consapevole fra lettura qualitativa a bordo strumento, elaborazione quantitativa a posteriori, confronto differenziale con un componente gemello, confronto con lo storico dello stesso punto e verifica su soglie assolute di norma. Ciascun approccio ha tempi, tracciabilità e valore probatorio diversi.

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Immagine termica e file radiometrico: che cosa cambia nel dato

Il punto di partenza è distinguere due oggetti che sull’esterno si assomigliano. L’immagine termica in formato comune, JPEG o PNG, è una rappresentazione grafica: contiene colori, non temperature. Il file radiometrico contiene invece una matrice di valori, uno per pixel, insieme ai parametri con cui è stata eseguita la conversione. Su questo secondo formato si possono spostare i cursori di misura dopo la ripresa, tracciare aree e profili, cambiare la tavolozza, restringere l’intervallo di scala per far emergere gradienti di pochi decimi di grado e, soprattutto, correggere emissività e temperatura riflessa a posteriori. La stessa correzione su un’immagine già appiattita è impossibile: il dato originale non esiste più. La scelta del formato di salvataggio, fatta in campo, decide quindi quali metodi di analisi resteranno disponibili.

Dalla ripresa al rapporto di prova: il flusso di elaborazione

Il flusso di refertazione parte dalla ripresa e passa da import, ricostruzione delle condizioni, misura, giudizio e rapporto. In import si scaricano i file mantenendo la struttura originale e i metadati: data, ora, strumento, ottica, parametri impostati. Nella fase di ricostruzione si verificano emissività e temperatura riflessa in funzione del materiale reale e dell’ambiente, correggendole dove la stima in campo era approssimativa. Si definiscono poi gli oggetti di misura, punti, aree e linee, posizionandoli sempre nello stesso modo per rendere il rilievo ripetibile. Il rapporto associa a ogni anomalia l’immagine termica, l’immagine nel visibile, i parametri usati, il valore misurato, il criterio applicato e la classe di gravità. Il tempo di refertazione dipende quasi interamente da quanto è ordinata la fase di campo.

Lettura qualitativa, misura quantitativa e confronto differenziale

La lettura qualitativa sulla tavolozza dello strumento è immediata e utile per lo screening: individua l’anomalia, ma dipende dalla scala scelta e dalla sensibilità dell’operatore, quindi produce esiti diversi fra tecnici diversi. L’analisi quantitativa a posteriori sul file radiometrico è più lenta ma tracciabile, perché ogni valore è riconducibile a parametri dichiarati. Il confronto differenziale con un componente gemello sano, tipico delle tre fasi di un quadro o di motori identici in parallelo, elimina gran parte dell’incertezza sull’emissività, perché superfici uguali producono errori uguali: conta il delta. Il confronto con lo storico dello stesso punto rileva derive lente altrimenti invisibili, a condizione che inquadratura, distanza e carico siano riproducibili. Le soglie assolute di norma, infine, danno un criterio oggettivo ma richiedono che le condizioni di prova siano rispettate.

ISO 18434-1, EN 13187 e ASTM E1934: che cosa impongono al referto

I riferimenti normativi delimitano ciò che il referto deve contenere. La ISO 18434-1 fissa terminologia, qualificazione del personale e struttura delle procedure di termografia applicata al monitoraggio delle condizioni, indicando quali informazioni accompagnano obbligatoriamente ogni rilievo. La EN 13187 definisce il metodo qualitativo per individuare irregolarità termiche negli involucri edilizi, con requisiti sulle condizioni al contorno da verificare prima della ripresa. La ASTM E1934 riguarda l’esame di apparecchiature elettriche e meccaniche e formalizza l’uso del confronto fra componenti simili e del carico di esercizio come condizione di validità. Applicare una di queste norme cambia la scelta del metodo: dove la norma è qualitativa, il delta rispetto al riferimento è sufficiente; dove il giudizio è quantitativo, il file radiometrico e i parametri documentati diventano indispensabili.

Analisi e refertazione delle immagini termiche: confronto metodi e criteri di scelta

Nel confronto complessivo emergono cinque criteri di scelta. La tracciabilità premia l’analisi quantitativa e penalizza la lettura a colpo d’occhio, che non lascia traccia dei parametri. La correggibilità a posteriori esiste solo con il file radiometrico. I tempi favoriscono lo screening qualitativo, adatto a grandi numeri di punti, mentre l’elaborazione dettagliata va riservata alle anomalie selezionate. La confrontabilità fra operatori richiede metodi differenziali o soglie di norma, non impressioni sulla tavolozza. Il valore in caso di contenzioso, infine, dipende dal fatto che il rapporto dichiari parametri, condizioni e criterio: un’immagine colorata senza contorno documentale ha peso quasi nullo. In pratica i metodi non si escludono, si stratificano: screening rapido in campo, approfondimento radiometrico e confronto con storico o gemello sulle sole segnalazioni.

Per il quadro completo dei formati, dei parametri di correzione e della struttura del rapporto di prova rimandiamo alla pagina dedicata ad Analisi e refertazione delle immagini termiche.

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