Su una macchina in funzione la tensione di un filo non è un dato che si legge da una scheda tecnica: è una condizione che esiste in quel tratto e in quell’istante, e che cambia se cambia la velocità, il diametro della bobina, la temperatura della sala o il modo in cui il materiale viene frenato a monte. Fermare la linea e portare un campione in laboratorio risponde a un’altra domanda, quella sulle proprietà del filato; non dice quanto sta tirando quel capo adesso, in quella posizione.
Da qui nasce lo strumento che si porta dove il filo passa. Capire come scegliere i tensiometri portatili per fili e nastri significa partire dal materiale che devono leggere e dal punto in cui si potrà appoggiarli, non da una graduatoria di prestazioni. La stessa lettura, sullo stesso filo, può risultare utile o priva di senso a seconda della scala, della geometria di contatto e del tipo di valore che lo strumento restituisce.
Le pagine che seguono mettono in fila le decisioni che contano davvero: il campo di lavoro rispetto ai materiali che si trattano, la geometria di passaggio e le pulegge di contatto, il modo di leggere un valore che oscilla, la gestione del dato e la verifica periodica. Il riferimento metodologico per le prove di trazione sui filati resta la UNI EN ISO 2062, mentre la conferma metrologica degli strumenti è descritta dalla UNI EN ISO 10012 e la loro gestione rientra nei requisiti generali della UNI EN ISO 9001.

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La tensione di un filo non sta nel filo: sta nella macchina, in quel punto e in quel momento
Fra due guidafilo consecutivi il materiale è sottoposto a una forza che dipende dall’equilibrio locale fra ciò che tira a valle e ciò che frena a monte. Basta spostarsi di mezzo metro, o passare da un capo all’altro di una linea a più posizioni, per trovare un valore diverso pur lavorando lo stesso articolo. È per questo che la domanda operativa non è quanto resiste il filato, ma quanto sta tirando ora quel tratto: la prima ha risposta in laboratorio, con prove di trazione condotte secondo la UNI EN ISO 2062, la seconda solo sulla macchina in moto.
Uno strumento portatile serve esattamente a questo: entrare nel percorso del materiale, appoggiarsi al tratto teso e restituire un numero confrontabile con quello letto ieri, o su un’altra posizione della stessa linea. Da questa esigenza discendono tutte le caratteristiche che vale la pena valutare prima dell’acquisto, perché uno strumento che non si riesce ad appoggiare dove serve, o che restituisce un valore non confrontabile, non aggiunge conoscenza al reparto.
Campo di lavoro e parte utile della scala: il materiale più sottile e quello più grosso che si lavorano
Il primo requisito da fissare non è il fondo scala, ma l’intervallo dentro il quale si lavora davvero. Un reparto che tratta un monofilo finissimo e, sulla stessa macchina, una fettuccia tecnica ha due esigenze diverse: la tensione del primo può collocarsi nella parte bassa di una scala scelta per il secondo, dove la risoluzione utile si assottiglia e le differenze fra due posizioni diventano indistinguibili. Conviene quindi elencare gli articoli reali, ricavare la tensione di lavoro minima e massima e verificare che entrambe cadano nella porzione centrale del campo dello strumento.
Quando i due estremi sono troppo distanti, la decisione si sposta: due strumenti con campi diversi, oppure un solo strumento accettando che sugli articoli estremi la lettura serva a confrontare e non a quantificare finemente. È una scelta legittima, purché sia dichiarata nelle istruzioni di controllo e non scoperta a posteriori. Anche il criterio di accettazione va scritto coerentemente con la risoluzione disponibile in quel tratto di scala.
Geometria di passaggio e pulegge di contatto: come scegliere fra tensiometri portatili adatti per monofili, capi ritorti e nastri leggeri
Quasi tutti gli strumenti manuali impongono al materiale un percorso a tre pulegge, con una deviazione che genera la componente di forza da leggere. La deviazione va valutata rispetto al materiale: un filo elastico, un capo delicato o un rivestimento superficiale possono non tollerare un angolo marcato, e alcune esecuzioni offrono una deviazione ridotta proprio per questo. Va poi verificata la dimensione ammessa, perché un canale sagomato per un monofilo non accoglie una fettuccia, e una gola larga non guida un filo sottile.
Materiale e finitura delle pulegge decidono attrito e contaminazione: superfici dure e lisce riducono l’attrito e trattengono meno lubrificante o appretto, mentre gole troppo morbide si segnano e cambiano comportamento nel tempo. Se il reparto lavora sia monofili sia nastri, conviene verificare la disponibilità di gruppi di contatto intercambiabili, e quanto sia rapido sostituirli in macchina senza attrezzi dedicati.
Valore continuo, media e picco: leggere un numero che oscilla e riuscire a portarselo via
Su una macchina in moto il valore non sta fermo: oscilla con la rotazione della bobina, con gli organi di frenatura e con le riprese di velocità. Un display che mostra solo l’istante costringe l’operatore a una media mentale, diversa da persona a persona. Sono quindi requisiti concreti la lettura del valore continuo, il calcolo di una media su un intervallo definito e la memoria del picco, insieme alla possibilità di scegliere quale grandezza governa il confronto fra due posizioni.
Accanto a questo pesa la gestione del dato: memoria interna con identificativo di macchina e posizione, trasferimento verso un foglio di raccolta, unità di misura selezionabile. Vanno considerate anche l’impugnatura e l’uso a una mano, perché l’altra mano regge lo strumento nel percorso del filo, e la verifica periodica con masse o dispositivi dedicati, secondo l’impostazione della UNI EN ISO 10012 sulla conferma metrologica.
Messa a punto, cambio articolo e ricerca di una rottura che si ripete
Gli impieghi ricorrenti sono quattro e orientano la configurazione. Nella messa a punto di una macchina tessile lo strumento serve a fissare un valore di riferimento e a documentarlo. Nel confronto fra le posizioni di una linea a più capi conta soprattutto la ripetibilità della presa e la memoria per posizione, perché l’informazione utile è lo scostamento fra i capi. Dopo un cambio articolo la lettura verifica che le nuove impostazioni producano davvero la tensione prevista, prima di lanciare la produzione.
Il quarto caso è la ricerca di una rottura ricorrente: si percorre il tragitto del materiale misurando in punti fissi e si individua la zona in cui il valore sale oltre il previsto. Qui servono maneggevolezza, accesso a tratti scomodi e una registrazione ordinata dei rilievi, che rientra nella gestione degli strumenti di controllo descritta dalla UNI EN ISO 9001.
Le esecuzioni disponibili, con i diversi campi di lavoro e gruppi di contatto, sono raccolte nella pagina dedicata ai tensiometri portatili per fili e nastri, utile per confrontare le configurazioni con gli articoli realmente lavorati in reparto.
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