In una linea di estrusione o di trafilatura nessuna stazione lavora da sola: testa, calibratore, traino, accumulatore, avvolgitore o cesoia sono anelli di una catena in cui il materiale è il vero organo di trasmissione. Per questo i controlli di velocità di linea e sincronismo tra stazioni non riguardano la taratura di un singolo azionamento, ma la coerenza dell’intero impianto quando il prodotto scorre, si allunga e si raffredda.
Il punto critico è noto a chiunque abbia avviato una linea: il numero letto sul pannello dell’azionamento descrive la rotazione di un rullo, non il moto del semilavorato. Fra i due valori si inseriscono lo slittamento sul traino, l’allungamento elastico del prodotto ancora caldo, il ritiro in raffreddamento e il gioco degli accumuli. Piccoli scarti percentuali, tollerabili sul singolo metro, diventano tensione eccessiva, ondulazioni o accumulo esaurito nel giro di pochi minuti di marcia.
Il costo dello sbaglio è industriale prima che metrologico: fermate non programmate, scarto di avviamento, sezioni fuori tolleranza e, nei casi peggiori, rotture del filo o del profilo che obbligano a rinfilare la linea. In un impianto continuo il tempo di ripristino vale più del pezzo perso. Questo articolo affronta il problema dal punto di vista del reparto: come si riconosce un disallineamento fra stazioni, quali evidenze si raccolgono, come si organizza la sorveglianza e che cosa resta scritto a fine turno.

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Perché una linea continua perde il passo
Una linea continua è un sistema di stazioni accoppiate dal materiale: ogni tratto fra due traini si comporta come un elemento elastico che immagazzina o restituisce lunghezza. Quando due stazioni consecutive non mantengono il rapporto previsto, il prodotto risponde tendendosi o accumulandosi, e la conseguenza si legge sulla geometria: sezione ridotta, ovalizzazione, ondulazione, spire irregolari sulla bobina. Nei processi a caldo il fenomeno è amplificato, perché il semilavorato appena uscito dalla testa ha un modulo molto basso e si allunga con carichi modesti. Il reparto tende ad attribuire questi difetti alla ricetta di processo o allo stampo, mentre spesso l’origine è un rapporto di trascinamento sbagliato di qualche decimo di punto percentuale. Riconoscere il problema come un fatto di accoppiamento fra stazioni, e non di singola macchina, cambia completamente la strategia di intervento e riduce i tentativi a caso durante l’avviamento.
Dove nasce il disallineamento, dalla testa all’avvolgitore
L’esigenza compare in punti precisi del percorso. Sul primo traino dopo il calibratore, dove il prodotto è ancora plastico e lo slittamento sui cingoli dipende dalla pressione di serraggio. Nella zona di raffreddamento, dove il ritiro termico modifica la lunghezza fra ingresso e uscita. Sull’accumulatore, che nasce proprio per assorbire le differenze ma che maschera il disallineamento fino a saturarsi. In coda, sull’avvolgitore o sulla cesoia, dove il diametro crescente della bobina impone una correzione continua del rapporto. Anche i transitori contano: rampa di avviamento, cambio formato, arresto di emergenza. Molti impianti risultano allineati a regime e disallineati in accelerazione, perché le costanti di tempo degli azionamenti non sono state armonizzate. Mappare questi punti significa sapere dove installare un riscontro indipendente dal segnale già usato dal controllo.
Velocità di linea e sincronismo tra stazioni: controlli e criteri di accettazione
Si controllano tre grandezze. La prima è lo scarto fra il valore impostato sull’azionamento e il moto reale del materiale, rilevato con un riferimento che non dipenda dal rullo motore: una misura senza contatto, oppure un tratto marcato di lunghezza nota cronometrato in transito. La seconda è il rapporto fra stazioni consecutive, espresso come differenza percentuale rispetto al valore di ricetta. La terza è l’allungamento del prodotto fra due punti, che nei materiali estrusi non è un errore ma un parametro di processo da tenere entro banda. I criteri di accettazione si scrivono per famiglia di prodotto: una banda sullo scarto, una banda sul rapporto e un limite di escursione dell’accumulo. Il riferimento normativo utile è la IEC 61800-7 per l’interfaccia degli azionamenti, affiancata dalla ISO 230-2 per la verifica di posizionamento e dalla ISO 9283 per la ripetibilità.
Organizzare la sorveglianza in reparto
La sorveglianza si costruisce su punti fissi e periodicità dichiarate. Si definiscono le postazioni di riscontro, sempre le stesse, identificate sul layout della linea con una sigla che comparirà anche sui registri. Si stabilisce quando si misura: a ogni avviamento, a ogni cambio formato, a intervallo fisso durante le marce lunghe e dopo ogni intervento di manutenzione sui traini. Si distingue fra verifica rapida, che l’operatore di linea esegue in autonomia, e verifica estesa con confronto su tratto noto, affidata a personale qualificato e formalmente autorizzato. La qualifica va registrata, perché il valore del dato dipende da chi lo raccoglie. Utile un limite di reazione più stretto del limite di rifiuto: quando lo scarto lo supera si interviene sul rapporto prima che il prodotto esca dalle tolleranze. La UNI EN ISO 12100 governa gli aspetti di rischio nelle prove con linea in moto.
Documentazione, riferibilità e accettazione dell’impianto
Ciò che non è registrato non è dimostrabile. Il registro di linea deve riportare data e turno, formato in lavorazione, punto di riscontro, valore impostato, valore rilevato, scarto e azione intrapresa, con l’identificativo dello strumento e del suo ultimo certificato di taratura. La riferibilità si ottiene confrontando periodicamente il riscontro di linea con un campione di lunghezza o con un metodo indipendente, secondo un piano scritto. In sede di collaudo dell’impianto, il verbale di accettazione dovrebbe includere la prova di sincronismo a regime e in rampa, con esito dichiarato rispetto alle bande contrattuali: è la sola evidenza che protegge sia il costruttore sia l’utilizzatore quando compaiono difetti geometrici sul prodotto. Gli stessi dati alimentano la manutenzione predittiva, perché una deriva lenta dello slittamento segnala usura dei cingoli o calo di pressione. Per un quadro applicativo più ampio è disponibile la pagina dedicata a Velocità di linea e sincronismo tra stazioni.
Misuratori ottici di velocità e lunghezza a catalogo
Il confronto fra il valore impostato sull’azionamento e il moto reale del materiale ha senso solo con un riscontro che non passi da un rullo. I due modelli seguenti misurano velocità e lunghezza per via ottica, senza contatto con il prodotto; il principio è il filtro spaziale con illuminazione a LED bianco, e il costruttore dichiara «No harmful LASER-light».
Tutte le schede della famiglia sono raccolte nella pagina di catalogo Misuratori ottici di velocità e lunghezza.
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