In una cartiera il prodotto non esce a pezzi separati ma come un nastro che scorre senza interruzione per ore: ogni scostamento non resta un episodio isolato, si propaga per centinaia di metri prima che qualcuno lo veda. Per questo cartiere e linee di trasformazione: i controlli vanno pensati come sorveglianza continua del processo e non come collaudo di fine turno. Il tema di questo articolo è il profilo trasversale delle grandezze principali e la continuità di macchina, cioè ciò che tiene in linea il foglio dalla tela fino alla bobina figlia.
Il perimetro è volutamente stretto. Non si parla qui di come si esegue una singola misura di spessore su un provino di carta o di cartone, argomento già trattato altrove: interessa invece come le stesse grandezze si distribuiscono in traversa, come derivano nel tempo e come si legano al tiro fra le sezioni della macchina. Grammatura, umidità e spessore sono le tre variabili che governano il comportamento del foglio; la loro uniformità lungo la larghezza della macchina decide quanto resterà stabile la lavorazione a valle.
Le norme di metodo esistono e sono consolidate: ISO 536 per la grammatura, ISO 534 per spessore e densità, ISO 287 per il tenore di umidità, ISO 1924 per le proprietà a trazione, ISO 5636 per la permeabilità all’aria, con ISO 187 a definire l’atmosfera di condizionamento. Applicarle in reparto significa però decidere dove prelevare, quante volte, con quale criterio di accettazione e come registrare il dato perché regga il confronto con il cliente.

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Cartiere e linee di trasformazione: i controlli che reggono la continuità
Una macchina continua produce a velocità elevate e con inerzie lunghe: una correzione impostata sulla cassa di afflusso o sulle lampade di essiccazione si vede sul foglio dopo un tempo non trascurabile. Sbagliare la lettura del profilo trasversale significa quindi correggere nella direzione sbagliata e amplificare il difetto invece di ridurlo. Le conseguenze non restano in cartiera: una bobina con grammatura calante da un bordo all’altro genera tiri disomogenei in patinatura, rotture in stampa e taglio fuori squadra in allestimento. L’umidità non uniforme produce ondulazioni del bordo e arricciamento, difetti che il trasformatore attribuisce alla propria linea mentre nascono a monte. Trattare la misura come attività di processo, e non come verifica finale, è la differenza fra intercettare una deriva in pochi minuti e scoprirla quando la bobina madre è già completa.
Dove nasce l’esigenza lungo il ciclo di lavorazione
L’esigenza compare già in testa macchina, dove la distribuzione dell’impasto sulla tela definisce il profilo di grammatura che nessuna sezione successiva potrà recuperare del tutto. Prosegue in pressa, dove la secchezza raggiunta determina il carico termico dell’essiccazione, e diventa critica nella seccheria, in cui il profilo di umidità residua si stabilizza. In calandra e in patinatura entrano in gioco spessore e finitura superficiale; alla pope e alla ribobinatrice conta soprattutto il tiro, perché un avvolgimento troppo lasco o troppo teso genera bobine con difetti che si manifestano solo allo svolgimento. Nella trasformazione, dal taglio all’accoppiamento, la stessa catena si ripete su formati più piccoli: ogni cambio di sezione è un punto in cui il materiale cambia stato tensionale e in cui vale la pena avere un dato.
Che cosa si misura e con quali criteri di accettazione
Le grandezze di riferimento sono quattro. La grammatura, determinata secondo ISO 536, si accetta di norma entro una tolleranza percentuale sul valore nominale, con un limite separato sulla dispersione in traversa. Lo spessore e la densità apparente, secondo ISO 534, servono a verificare la compattazione e la costanza del volume specifico. L’umidità, secondo ISO 287, va riferita a un intervallo e non a un singolo valore, perché il foglio riequilibra il proprio tenore con l’aria del reparto. Le proprietà a trazione secondo ISO 1924, valutate in direzione macchina e in direzione trasversale, e la permeabilità all’aria secondo ISO 5636 completano il quadro. Il criterio di accettazione utile non è solo il valore medio: contano la deviazione standard e l’ampiezza del profilo fra i due bordi.
Come si organizza la sorveglianza in reparto
Il piano di controllo si costruisce su punti fissi. Sulla bobina madre si preleva a inizio, metà e fine tiratura, e in traversa almeno sui due bordi e in mezzeria, con posizioni identiche a ogni prelievo perché i valori siano confrontabili nel tempo. Sulle bobine figlie il campionamento segue il taglio, con un prelievo per ogni posizione di ribobinatura, così da separare i difetti ereditati dalla macchina da quelli generati dall’avvolgimento. I provini vanno condizionati secondo ISO 187 prima delle prove di laboratorio: la misura di umidità in linea e quella su provino condizionato rispondono a domande diverse e non vanno confuse. La periodicità si stringe dopo un cambio di ricetta, un cambio di velocità o una fermata. L’operatore va qualificato sul singolo metodo, con prove di ripetibilità ripetute a intervalli definiti.
Documentazione e accettazione lungo la filiera
Il dato serve al cliente tanto quanto al reparto. Il certificato che accompagna la bobina dovrebbe riportare, oltre ai valori medi, il metodo applicato con il riferimento normativo, l’atmosfera di condizionamento, la posizione dei prelievi e l’ampiezza del profilo trasversale. È questa informazione che permette al trasformatore di impostare correttamente tiro e registro senza procedere per tentativi, e che rende difendibile una contestazione. La tracciabilità degli strumenti completa il quadro: bilance analitiche, spessimetri e misuratori di umidità vanno verificati con periodicità stabilita e i certificati archiviati insieme ai risultati.
Impostare la sorveglianza in questo modo trasforma il controllo da adempimento a strumento di regolazione. Per un quadro applicativo di riferimento è utile la pagina dedicata a Cartiere e linee di trasformazione, dove sono raccolti i temi di misura ricorrenti nella produzione e nella lavorazione dei supporti cartacei.
Categorie di prodotto correlate
UMIDITA DI CARTA E CARTONE
Misuratori per carta, cartone e tessili
La categoria raccoglie gli strumenti dedicati al tenore di umidità dei supporti fibrosi, per rilievi rapidi su bobina, su risma e su foglio. Utile quando serve seguire il profilo di essiccazione e verificare la stabilità del materiale prima della trasformazione.
TENSIONE IN LINEA
Sensori di tensione fissi per linee di produzione
Qui si trovano i sensori installati in modo permanente sui rulli, per leggere il tiro del nastro fra una sezione e l’altra. Pertinenti quando la continuità di macchina dipende dall’equilibrio delle tensioni e dalla qualità dell’avvolgimento in bobina.
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