Una macchia di umidità che ricompare a due mesi dalla tinteggiatura, un intonaco che si sfarina a mezzo metro dal pavimento, un parquet incollato che si imbarca dopo la posa: in edilizia e nel restauro il costo dell’acqua nelle murature non è quasi mai il costo della riparazione, ma quello del rifacimento. Il controllo qualità dell’umidità di murature e intonaci serve esattamente a questo: stabilire, prima di intervenire, dove l’acqua entra, quanto è estesa la zona interessata e se il supporto è pronto a ricevere una finitura.
Il principio sfruttato dagli strumenti da cantiere è elettrico. Nella misura non distruttiva a impedenza, due piastre applicate alla superficie generano un campo elettromagnetico a bassa frequenza che penetra nel materiale per alcuni centimetri: la costante dielettrica dell’acqua, circa 80 contro valori di 4-8 dei materiali da costruzione asciutti, rende il segnale un indicatore molto sensibile del contenuto di umidità. La misura a resistenza, con puntali o elettrodi infissi, integra il quadro perché legge il valore a una profondità nota e distingue il gradiente fra superficie e cuore della parete.
Gli strumenti citati in questo articolo appartengono alla linea Tramex per l’edilizia. Il CME5 lavora a impedenza su calcestruzzo, massetti e intonaci con lettura in scala di comparazione e in percentuale di umidità in massa; il CMEX5 aggiunge la sonda a resistenza con puntali e la lettura di temperatura e umidità relativa dell’aria, quindi consente di calcolare il punto di rugiada sulla superficie indagata. Entrambi sono portatili, alimentati a batteria e utilizzabili senza demolire il rivestimento.

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Che cosa si misura davvero in una parete umida
Una parete non ha un solo valore di umidità: ne ha una distribuzione, che varia con la quota dal pavimento, con la profondità e con la stagione. Il dato utile al cantiere è quindi la differenza fra letture omologhe, non il numero isolato. Su un muro con risalita capillare il contenuto d’acqua cresce verso il basso e si annulla oltre una quota di frangia che dipende dalla porosità; su un’infiltrazione il massimo si trova in corrispondenza del punto di ingresso e decade in modo radiale. Va tenuto conto dei sali igroscopici: nitrati e solfati trasportati dall’acqua di risalita restano nell’intonaco e continuano a fissare vapore dall’aria anche quando la sorgente è stata eliminata, producendo letture elevate e macchie che ricompaiono. Per questo la misura elettrica va sempre accompagnata dal contesto costruttivo.
Il protocollo di indagine: mappatura di parete per griglie
Il sopralluogo produce risultati confrontabili solo se segue una griglia definita a priori. La prassi consolidata prevede maglie da 30 o 50 cm, con la prima fila di punti a 10 cm dal pavimento e le successive fino a superare di almeno mezzo metro il limite visibile del degrado, così da intercettare la frangia asciutta. Si registrano la posizione, il valore e la modalità di lettura, superficiale o profonda. Prima di iniziare si annotano temperatura e umidità relativa dell’ambiente, perché senza questi dati le letture non sono ripetibili a distanza di settimane. La mappa che ne risulta rende immediata l’individuazione della sorgente: un gradiente verticale regolare indica risalita, un’isola isolata in alto indica un ponte termico o una perdita puntuale, una fascia orizzontale a metà parete segnala spesso una tubazione incassata.
Risalita, infiltrazione o condensa: leggere il quadro di degrado
Le tre cause principali lasciano tracce diverse e richiedono interventi incompatibili fra loro, per cui confonderle significa sbagliare il progetto. La risalita capillare porta con sé efflorescenze saline, distacco dell’intonaco a scaglie e un limite superiore sostanzialmente stabile nel tempo. L’infiltrazione da copertura o da facciata mostra invece una forte variabilità legata agli eventi meteorici e valori profondi superiori a quelli di superficie. La condensa da ponte termico si concentra su spigoli, mazzette e travi passanti, si accompagna a muffe scure e si conferma confrontando la temperatura superficiale con il punto di rugiada calcolato dai valori ambientali: se la prima è inferiore al secondo la formazione di acqua liquida è inevitabile, indipendentemente dalle condizioni della muratura.
Norme UNI e controllo qualità dell’umidità di murature e intonaci nel restauro
Sul patrimonio storico il riferimento è duplice. La UNI 11085 descrive la determinazione del contenuto d’acqua dei materiali lapidei e degli intonaci con il metodo ponderale per essiccamento, che resta il dato di riferimento assoluto e serve a tarare l’interpretazione delle letture elettriche sul materiale specifico. La UNI 10829 definisce invece la misura e l’analisi dei parametri termoigrometrici degli ambienti di conservazione, quindi la parte ambientale dell’indagine. Un protocollo corretto le combina: mappatura estesa non distruttiva sull’intera parete, monitoraggio di temperatura e umidità relativa, e un numero minimo di prelievi ponderali nei punti significativi. Nel restauro il vincolo di minima invasività rende questa gerarchia obbligata, perché limita i carotaggi ai soli casi in cui la mappa li giustifica.
Collaudo degli interventi e documentazione per la relazione tecnica
La misura non serve solo alla diagnosi: serve a dimostrare che l’intervento ha funzionato. Dopo l’esecuzione di una barriera chimica o la posa di un intonaco deumidificante si ripete la stessa griglia a intervalli programmati e si verifica l’abbassamento progressivo della quota di frangia; senza la mappa iniziale quella verifica non è possibile. Lo stesso vale per il controllo dell’asciugatura dopo un danno da acqua, dove le curve di letture giornaliere stabiliscono quando fermare i deumidificatori, e per il collaudo prima della tinteggiatura o dell’incollaggio di un rivestimento, che si autorizza solo quando il supporto rientra nei limiti indicati dal produttore dell’adesivo. Fotografie datate e registro delle letture rendono la relazione tecnica difendibile in contraddittorio.
Un approfondimento dedicato al tema, con il quadro dei materiali interessati e delle configurazioni di misura, è disponibile nella pagina Umidità di murature e intonaci.
Prodotti utilizzati in questa applicazione
MISURATORI DI UMIDITÀ TRAMEX
Tramex CME5
Misuratore a impedenza per calcestruzzo, massetti e intonaci: lettura non distruttiva fino a circa 30 mm di profondità, scala di comparazione e percentuale di umidità in massa, piastre a contatto senza fori, alimentazione a batteria per uso continuo in cantiere.
MISURATORI DI UMIDITÀ TRAMEX
Tramex CMEX5
Versione multifunzione: misura a impedenza sulla superficie, sonda a resistenza con puntali per la lettura in profondità e sensore di temperatura e umidità relativa dell’aria con calcolo del punto di rugiada, utile a distinguere condensa e risalita capillare.
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