Un carrello ferroviario, un attacco motore, una struttura di cassa o una giunzione di armamento tengono insieme centinaia di elementi filettati che nessuno vede e che nessuno dovrebbe mai dover rivedere. La grandezza che ne governa il comportamento non è il numero di giri dati alla chiave, ma il precarico: la forza con cui le superfici accoppiate restano premute l’una contro l’altra sotto carico ciclico. Se quella forza è troppo bassa la giunzione scorre, il gambo lavora a taglio e la vita a fatica crolla; se è troppo alta si snerva il gambo o si deforma la flangia.
Per questo nei comparti aerospaziale e ferroviario il serraggio e tensione dei bulloni controllo qualità non è un’attività di officina lasciata all’esperienza dell’operatore, ma un processo speciale governato da specifiche, da apparecchiature verificate e da registrazioni conservate. Il committente non chiede «quanti newton metro hai dato», chiede quale precarico è stato ottenuto, con quale incertezza e con quale evidenza documentale.
La difficoltà tecnica sta tutta in un punto: la coppia applicata e il precarico ottenuto non sono la stessa cosa. Una parte molto grande dell’energia introdotta con la chiave viene dissipata dall’attrito sotto testa e nel filetto, e solo il resto diventa tensione utile nel gambo. Da qui nascono le tre grandezze che un piano di controllo deve saper distinguere e misurare: coppia applicata, precarico reale, allungamento del gambo.

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Il precarico come parametro di sicurezza della giunzione
Una giunzione bullonata correttamente precaricata trasmette il carico per attrito fra le superfici, non per contatto del gambo sui fori. Finché il precarico supera la forza esterna che tende a separare le flange, il bullone vede un’escursione di tensione minima e la sua vita a fatica resta lunghissima. Quando il precarico decade, l’intera oscillazione del carico si scarica sul gambo e la rottura arriva in un numero di cicli molto inferiore a quello di progetto. Su un carrello, su un attacco motore o su una giunzione di binario questo passaggio è la differenza fra un componente che dura tutta la vita utile e un cedimento a fatica che si manifesta senza preavviso. Per questo il precarico va trattato come una caratteristica di sicurezza, con tolleranze, verifica e registrazione, non come un effetto collaterale del montaggio.
Dove nasce l’esigenza: montaggio, revisione, ispezione dopo evento
L’esigenza si presenta in tre momenti diversi, con requisiti diversi. Nel montaggio di serie il problema è la ripetibilità: molti elementi, tempi di ciclo stretti, necessità di dimostrare che ogni giunzione è stata serrata secondo specifica. Nella revisione programmata il problema è il confronto con lo stato iniziale: interessa sapere se il precarico è rimasto entro banda dopo assestamento, rilassamento e cicli termici. Nell’ispezione dopo evento — un urto, un deragliamento, un atterraggio fuori inviluppo, un sovraccarico segnalato — il problema è decidere quali elementi possono restare in servizio e quali vanno sostituiti. Le tre esigenze richiedono profondità di controllo crescente, e conviene definirle nel piano della qualità prima di scegliere il metodo di misura, non dopo.
Serraggio e tensione dei bulloni: controllo qualità di coppia, precarico e allungamento
Si controllano tre grandezze distinte. La coppia applicata è la più semplice da leggere ma la meno informativa, perché la quota assorbita dall’attrito sotto testa e nel filetto è largamente prevalente e varia con lubrificazione, rivestimento, stato delle superfici e numero di riutilizzi: due giunzioni serrate alla stessa coppia possono avere precarichi molto diversi. Il precarico reale si ricava su banco con prove coppia–precarico secondo la ISO 16047, che permette di stimare i coefficienti d’attrito di quella specifica combinazione vite–dado–superficie. L’allungamento del gambo misurato a ultrasuoni è invece la via diretta: dalla variazione del tempo di volo fra testa e estremità si risale alla deformazione elastica e quindi alla tensione, sulla singola vite e anche a distanza di anni.
Come si organizza il controllo: campionamento, sequenze e verifica degli utensili
Un piano di controllo utilizzabile definisce quattro cose. Il campionamento: quali giunzioni si verificano al cento per cento perché critiche per la sicurezza e quali a campione, con criteri di estensione in caso di esito negativo. Le sequenze: ordine e passaggi successivi di serraggio, perché su flange e piastre il serraggio di un elemento scarica quelli già serrati. La verifica periodica degli utensili: taratura delle chiavi dinamometriche secondo la ISO 6789 e qualifica di capacità degli avvitatori secondo la ISO 5393, con intervalli legati all’uso reale e non solo al calendario. Infine la gestione dei riserraggi e degli elementi a perdere: viti a snervamento controllato, autofrenanti e rondelle indicatrici hanno di norma un solo utilizzo, e il piano deve dire esplicitamente quando si sostituisce anziché riserrare.
Registrazione del dato e responsabilità lungo la catena di manutenzione
Il valore di un controllo del precarico si misura da quanto resta leggibile a distanza di tempo. Il record minimo utile associa identificativo della giunzione, specifica applicata, valore misurato, metodo, utensile con il suo stato di taratura, operatore e data. È questa registrazione a rendere possibile il confronto in revisione e a chiarire le responsabilità fra costruttore, officina di manutenzione e gestore della flotta o dell’infrastruttura. Nelle strutture saldate e imbullonate in acciaio la EN 1090 stabilisce requisiti di esecuzione e di documentazione delle giunzioni, mentre nel ferroviario la ISO 22163 richiede il governo dei processi speciali e la loro evidenza. Un dato non registrato, in pratica, equivale a un controllo non eseguito.
Per il quadro completo dei metodi, delle norme e dei criteri di accettazione applicati a questo tema, si veda la pagina dedicata al Serraggio e tensione dei bulloni.
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