Nel controllo qualità alimentare l’attività dell’acqua è il parametro che governa la stabilità microbiologica e la durabilità di un prodotto. Proprio per questo è anche uno dei dati più facili da compromettere: gli errori con gli strumenti per attività dell’acqua e umidità alimentare raramente producono un valore palesemente assurdo, e quasi sempre generano uno scostamento silenzioso di pochi centesimi di aw, sufficiente però a spostare il prodotto da una classe di rischio all’altra senza che nessuno se ne accorga.
Il quadro normativo è chiaro. La ISO 18787 definisce la determinazione dell’attività dell’acqua negli alimenti, la ISO 21807 ne inquadra il significato in microbiologia della catena alimentare e il metodo AOAC 978.18 resta il riferimento storico per la misura con igrometri a punto di rugiada e a sensore capacitivo. Il Reg. CE 2073/2005 collega poi il valore misurato ai criteri microbiologici applicabili al prodotto. Sul versante gravimetrico, ISO 712 per i cereali e ISO 1442 per le carni descrivono la determinazione del contenuto di acqua, che è cosa diversa.
Chi lavora con questi strumenti sa che il risultato dipende meno dalla tecnologia del sensore e molto di più da come il campione arriva alla camera di misura e da come la lettura viene chiusa. Di seguito i cinque errori che, nella pratica di laboratorio e di linea, invalidano il dato più spesso: che cosa si sbaglia, perché il risultato ne esce falsato e come si evita.

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Errori con gli strumenti per attività dell’acqua e umidità alimentare: confondere aw e umidità
Il primo sbaglio è anche il più concettuale: trattare aw e umidità percentuale come sinonimi. Sono due grandezze distinte. Il contenuto di acqua dice quanta acqua è presente nel prodotto ed è determinato per via gravimetrica, secondo riferimenti come ISO 712 o ISO 1442. L’attività dell’acqua dice quanta di quell’acqua è disponibile per la crescita microbica e per le reazioni di degradazione.
La conseguenza pratica è che due prodotti con la stessa umidità possono avere stabilità microbiologica opposta, a seconda di come l’acqua è legata alla matrice. Usare la percentuale di umidità come indicatore di shelf life porta quindi a decisioni sbagliate sulla conservabilità. Si evita definendo a monte quale parametro governa la specifica del prodotto: per la stabilità e i criteri del Reg. CE 2073/2005 è l’aw, non l’umidità.
Misurare fuori equilibrio termico fra campione e camera
Il secondo errore è portare in camera di misura un campione che non è alla stessa temperatura dello strumento. Un prodotto appena uscito dal forno, o prelevato dal frigorifero e analizzato subito, si trova in transitorio: se è più caldo dell’ambiente cede vapore e sovrastima, se è più freddo richiama condensa sulle pareti della camera e sul sensore, restituendo un valore che non descrive il prodotto ma lo scambio termico in corso.
L’attività dell’acqua è per definizione dipendente dalla temperatura, e la ISO 18787 richiede condizioni termiche stabili e controllate. Si evita condizionando il campione fino all’equilibrio con la camera prima di avviare la lettura, lavorando in ambiente termicamente stabile e riportando sempre il valore insieme alla temperatura a cui è stato ottenuto. Un dato di aw senza la temperatura associata non è confrontabile né verificabile.
Preparare male il campione nella capsula portacampione
Il terzo errore riguarda la preparazione. Una capsula riempita troppo ostacola lo scambio di vapore con il volume di testa e allunga o falsa l’equilibrio; una capsula riempita troppo poco riduce la superficie di scambio e rende la lettura instabile. Allo stesso modo un prodotto stratificato, disomogeneo o compattato in superficie fa sì che la camera legga soltanto la porzione affacciata, che non rappresenta il lotto.
L’effetto è un valore ripetibile ma non rappresentativo: lo strumento misura correttamente qualcosa che non è il prodotto. Si evita rispettando il grado di riempimento indicato dal metodo, senza compattare la superficie, e campionando in modo che la porzione analizzata rifletta la matrice reale. Nei prodotti multicomponente, come i farciti o i prodotti con copertura, vanno misurate anche le singole frazioni: l’acqua migra fra componenti a diversa aw e il valore medio nasconde l’interfaccia critica.
Non verificare lo strumento con soluzioni saline sature
Il quarto errore è usare lo strumento senza controllarne la risposta rispetto a standard a valore noto. Le soluzioni saline sature forniscono un’attività dell’acqua di riferimento riproducibile a temperatura definita, e la verifica va condotta su più livelli che comprendano il campo d’interesse del prodotto, non su un punto solo e non necessariamente a metà scala.
Senza questa verifica la deriva del sensore resta invisibile: lo strumento continua a fornire numeri stabili e coerenti fra loro, ma progressivamente spostati rispetto al valore vero, e nessun controllo interno lo segnala. È esattamente ciò che distingue un dato utilizzabile in ambito di autocontrollo da una semplice lettura. Si evita definendo una frequenza di verifica, registrandone gli esiti con temperatura e standard impiegati, e fissando un criterio di scostamento oltre il quale lo strumento va ricondizionato o inviato a taratura.
Chiudere la lettura prima che l’equilibrio sia raggiunto
Il quinto errore è interrompere la misura alla prima cifra apparentemente stabile. L’equilibrio fra campione e volume di testa richiede tempo, tanto più su prodotti a bassa attività dell’acqua, dove il flusso di vapore è lento e la curva si appiattisce a lungo prima di stabilizzarsi davvero. Fermarsi in quella fase porta a una sottostima sistematica, non casuale: l’errore ha sempre lo stesso segno e sfugge ai controlli di ripetibilità.
Si evita applicando i criteri di stabilità previsti dal metodo, con soglia di variazione nel tempo e non a giudizio dell’operatore, e proteggendo il sensore dai campioni ricchi di composti volatili, come alcoli e oli essenziali, che lo contaminano e ne alterano la risposta nelle misure successive.
Per approfondire le tecnologie disponibili, la pagina dedicata agli strumenti per attività dell’acqua e umidità alimentare raccoglie le soluzioni di misura utilizzabili in laboratorio e nel controllo di produzione.
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