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Rilassamento dei giunti bullonati: rilevarlo prima che sia critico

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In torri, ponti e strutture offshore il precarico dei bulloni si riduce nel tempo per assestamento, rilassamento e vibrazione. Senza la lettura registrata al montaggio non esiste confronto: giunti sentinella, soglie di allerta, periodicità, e quando riserrare o sostituire.

Un giunto bullonato serrato a regola d’arte non resta così per sempre. Nelle prime ore dopo il montaggio le superfici a contatto si assestano, il materiale sotto carico costante cede lentamente, i cicli termici dilatano e contraggono i componenti in modo diverso, e le vibrazioni possono allentare progressivamente il serraggio. Il rilassamento dei giunti bullonati non è un’eccezione: è il comportamento normale di qualunque collegamento filettato, e su strutture pensate per restare in servizio per decenni diventa un fenomeno da governare, non da subire.

Il problema non è solo fisico, è anche informativo. Un bullone che perde precarico non emette segnali evidenti: nulla si muove, nulla cigola, il giunto continua ad apparire integro finché la perdita non diventa così grande da compromettere la tenuta o la rigidezza dell’assieme. Per accorgersene prima serve un confronto nel tempo, e un confronto nel tempo esiste solo se qualcuno ha registrato un valore di partenza affidabile al momento del montaggio.

Questo articolo tratta la sorveglianza del precarico lungo la vita utile dell’opera: perché il fenomeno è critico in certi settori, dove nasce l’esigenza di controllarlo, che cosa si misura e con quali soglie, come si organizza il controllo in azienda e che cosa distingue un semplice riserraggio da una sostituzione necessaria.

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Perché la perdita di precarico è critica su opere durature

Su torri, ponti, strutture offshore e sostegni di macchine rotanti, i collegamenti bullonati non sono elementi da montare e dimenticare: sono elementi che devono continuare a trasmettere forze per l’intera vita dell’opera, spesso decine di anni. Un precarico che scende sotto la soglia di progetto significa gioco fra le parti, ridistribuzione dei carichi verso altri punti del collegamento, aumento delle sollecitazioni a fatica e, nei casi peggiori, allentamento progressivo fino alla perdita del bullone. Sbagliare qui non produce un difetto isolato: produce un cedimento che matura per anni in silenzio e si manifesta quando è già avanzato, in strutture dove l’accesso per l’ispezione è spesso difficile, costoso o possibile solo con fermo dell’impianto. La criticità non sta nel singolo bullone, ma nel fatto che il fenomeno è distribuito, lento e non autoevidente.

Dove nasce l’esigenza lungo il ciclo di vita del giunto

La perdita di precarico non ha un’unica causa. Nelle prime ore dopo il serraggio interviene l’assestamento: le microirregolarità delle superfici a contatto si schiacciano e il precarico cala rapidamente rispetto al valore misurato subito dopo il montaggio. Nel tempo più lungo interviene il rilassamento vero e proprio, cioè la riduzione di tensione a deformazione sostanzialmente costante, e lo scorrimento viscoso del materiale sotto carico permanente, più marcato alle temperature elevate. I cicli termici aggiungono dilatazioni e contrazioni ripetute, che possono accompagnarsi a un progressivo cedimento se i materiali del giunto hanno coefficienti di dilatazione diversi. Infine l’allentamento per vibrazione, distinto dal rilassamento perché qui il bullone ruota fisicamente sotto sollecitazioni trasversali ripetute. Ogni fase della vita dell’opera introduce quindi un meccanismo diverso, e la sorveglianza deve tenerne conto tutti insieme.

Che cosa si controlla e con quali criteri di accettazione

Il dato che conta è il precarico residuo, misurato a campione con un metodo diretto e confrontato con un valore di riferimento. Ed è qui che il controllo dipende da una condizione a monte: senza la lettura iniziale registrata al momento del montaggio non esiste confronto possibile. Un valore isolato, preso oggi su un bullone di cui non si conosce il precarico di partenza, non dice se c’è stata perdita né quanto grande sia. La soglia di allerta si esprime tipicamente come percentuale del precarico di progetto: un calo contenuto entro pochi punti percentuali rientra nell’assestamento atteso, un calo più ampio richiede approfondimento, un calo che si avvicina al margine di sicurezza del calcolo strutturale richiede intervento. La periodicità dei controlli si lega all’età dell’opera e all’esposizione: intervalli più stretti nei primi mesi, quando l’assestamento è ancora in corso, e nelle zone soggette a vibrazione o a forte escursione termica.

Giunti bullonati: come organizzare la sorveglianza e prevenire il rilassamento

Controllare ogni bullone di una struttura non è realistico né necessario: si lavora per campionamento, individuando giunti sentinella nei punti più sollecitati o più rappresentativi del comportamento dell’insieme, gli stessi ad ogni ciclo di verifica in modo da costruire uno storico confrontabile. Ogni giunto sentinella richiede una marcatura permanente che ne consenta l’identificazione univoca nel tempo, e un registro che leghi quella marcatura alla lettura di montaggio, alle letture successive e allo strumento usato. La qualifica dell’operatore che esegue la misura va documentata quanto la misura stessa, perché il confronto fra letture prese in momenti diversi ha senso solo se il metodo è rimasto coerente. La periodicità dei controlli va formalizzata in un piano di sorveglianza, non lasciata alla discrezione di chi esegue l’ispezione.

Documentazione, riserraggio o sostituzione

Quando una lettura mostra una perdita oltre soglia, la decisione operativa non è automatica. Un calo contenuto, coerente con l’assestamento atteso o con un ciclo termico già previsto in fase di progetto, si risolve normalmente con un riserraggio al valore originario, seguito da una nuova registrazione che diventa il nuovo riferimento. Un calo ripetuto nello stesso giunto a ogni verifica, oppure una perdita improvvisa e ampia, indica invece un meccanismo in corso che il semplice riserraggio non risolve: filettatura danneggiata, materiale che ha superato il proprio limite di scorrimento, o vibrazione non contenuta. In questi casi la risposta corretta è la sostituzione del bullone e, se il fenomeno si ripete su più punti, la revisione del progetto del giunto. Ogni intervento va registrato insieme alla lettura che lo ha motivato, così che lo storico resti continuo. Per la strumentazione dedicata alla misura diretta della tensione residua nei giunti bullonati si veda la pagina Strumenti per tensione e allungamento bulloni.

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