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Umidità di tessuti e filati: perché il condizionamento cambia il risultato

Acciaieria veduta aerea

Nel tessile l’umidità è parte della merce: la massa del filato cambia con il clima del locale. Il condizionamento secondo ISO 139 e il tasso di umidità commerciale secondo ISO 6741-1 separano il piano del laboratorio da quello contrattuale, e definiscono controlli, criteri di accettazione e registrazioni.

Nel tessile l’acqua non è un’impurità: è una parte legittima della merce. Le fibre naturali e molte fibre artificiali sono igroscopiche, assorbono e cedono vapore fino a mettersi in equilibrio con l’aria che le circonda, e la loro massa cambia di conseguenza. Una matassa pesata in un magazzino umido e la stessa matassa pesata in un locale riscaldato possono differire di qualche punto percentuale senza che nulla sia stato aggiunto o tolto. Per questo la filiera tessile ha smesso da tempo di ragionare per pesate assolute e ha messo al centro un tema solo: umidità di tessuti e filati: controlli e condizionamento sono due facce dello stesso problema.

Il quadro tecnico poggia su due riferimenti distinti. La ISO 139 definisce l’atmosfera normale di condizionamento e prova, cioè le condizioni climatiche in cui il campione deve stabilizzarsi prima di essere pesato o sottoposto a prova meccanica. La ISO 6741-1 definisce invece il tasso di umidità commerciale, la convenzione con cui si calcola la massa che si compra e si vende. Il primo riferimento serve al laboratorio, il secondo serve all’ufficio acquisti.

Chi confonde i due piani ottiene contestazioni ricorrenti: la prova di resistenza non è ripetibile fra fornitore e cliente, oppure la fattura non torna con il peso rilevato all’arrivo. Questo articolo guarda al condizionamento e al tasso commerciale come strumenti di governo del reparto e della compravendita, non come procedura di misura fine a sé stessa.

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Perché la ripresa igroscopica pesa sul risultato

La ripresa igroscopica è la quantità di acqua che una fibra trattiene in equilibrio con l’aria, espressa rispetto alla massa del materiale secco. Cambia con la fibra e cambia con il clima: cotone, lana e viscosa reagiscono in modo diverso alla stessa umidità relativa, mentre poliestere e polipropilene si muovono poco. Le conseguenze sono concrete. Una pesata effettuata senza clima controllato falsa la massa lineica calcolata secondo la ISO 2060 e, di riflesso, il titolo dichiarato. La stessa deriva si trasferisce alla massa per unità di superficie determinata secondo la ISO 3801 o la UNI EN 12127. Anche le prove meccaniche ne risentono: una fibra più umida è in genere più cedevole e allunga di più, cosicché il medesimo lotto può risultare conforme in un laboratorio e non conforme in un altro. Sbagliare qui non produce un errore casuale, ma uno scostamento sistematico che segue il clima del locale.

Dove nasce l’esigenza lungo il ciclo del filato

L’esigenza compare già all’accettazione della materia prima, quando la balla arriva dopo un trasporto in condizioni ignote e va pesata per essere messa a magazzino. Riappare in filatura e in roccatura, dove un ambiente troppo secco rende il filo elettrostatico e fragile mentre un ambiente troppo umido lo rende appiccicoso e irregolare. Torna al finissaggio, perché il residuo di asciugamento decide se il pezzo può essere piegato e imballato senza rischio di macchie o odori. Si presenta infine alla spedizione e alla fatturazione, dove il peso commerciale è l’oggetto stesso della transazione. In ognuno di questi punti la domanda è diversa: al ricevimento interessa quanto materiale asciutto si sta comprando, in reparto interessa la stabilità del processo, in uscita interessa la conformità contrattuale. Confondere le tre domande porta a raccogliere dati che non servono a nessuna delle tre.

Umidità di tessuti e filati: controlli e criteri di accettazione

Si controllano tre cose. La prima è il clima del locale di prova: la ISO 139 fissa un’atmosfera normale di riferimento e richiede che il campione vi resti fino a massa costante, verificata con pesate successive a intervalli definiti; il criterio di accettazione è lo scarto residuo fra due pesate consecutive. La seconda è il tenore di acqua del materiale, ricavato per essiccazione fino a massa costante ed espresso come ripresa rispetto al secco. La terza è il tasso di umidità commerciale, che secondo la ISO 6741-1 si ottiene applicando alla massa secca il coefficiente convenzionale della fibra o della mischia: è un valore contrattuale, non una misura. I limiti di accettazione vanno scritti nel capitolato, distinguendo la tolleranza sul clima di prova da quella sul peso fatturato, altrimenti la contestazione è solo rinviata.

Come si organizza il controllo in reparto e in laboratorio

Il campionamento va definito per lotto e non per comodità: prelievi da rocche o pezze diverse, distribuiti sulla partita, con numerosità dichiarata e costante nel tempo. Il locale di prova ha bisogno di punti fissi di rilevazione climatica, tipicamente uno per zona omogenea e uno accanto alla bilancia, con registrazione continua di temperatura e umidità relativa: senza quel tracciato non è dimostrabile che il condizionamento sia avvenuto. I tempi di permanenza dipendono dalla fibra e dalla massa del campione e vanno stabiliti una volta per tutte, verificando sperimentalmente quando la massa smette di variare. L’operatore va qualificato sulla manipolazione: guanti, tempi di esposizione brevi fuori dall’atmosfera controllata, sequenza di pesata sempre identica. La periodicità segue il rischio: sistematica sui lotti in accettazione, per campione sulle produzioni stabili, rinforzata dopo ogni cambio di stagione o di impianto di climatizzazione.

Documentazione e accettazione lungo la filiera

Un rapporto utile riporta sempre quattro elementi insieme: le condizioni climatiche effettive durante il condizionamento e la pesata, il tempo di permanenza, il metodo di essiccazione impiegato e il coefficiente convenzionale applicato per il calcolo commerciale. Senza questi dati il numero finale non è verificabile da un terzo. Vanno conservati anche i certificati di taratura della bilancia e dei sensori climatici, con la periodicità concordata, perché la catena di riferibilità sostiene tanto il dato di prova quanto quello di fattura.

Sul piano contrattuale conviene fissare in ordine chi esegue la prova, in quale atmosfera, con quale criterio di massa costante e quale scostamento è accettato prima di aprire una contestazione; per le grandezze correlate si richiamano la ISO 2060 per la massa lineica, la ISO 3801 e la UNI EN 12127 per la massa per unità di superficie. Per un quadro applicativo e per gli strumenti impiegati nei diversi punti del ciclo si può consultare la pagina dedicata all’umidità di tessuti e filati.

Gli strumenti del nostro catalogo per questo tema

L’aggancio è indicato dal testo stesso: il clima del locale in cui il campione si equilibra. La quarta sezione chiede punti fissi di rilevazione climatica, uno per zona omogenea e uno accanto alla bilancia, con registrazione continua di temperatura e umidità relativa, e osserva che senza quel tracciato non è dimostrabile che il condizionamento sia avvenuto. Quel tracciato — l’aria del locale — è ciò che i nostri strumenti sanno produrre. Non sono sistemi di allarme di sicurezza: l’igrometro palmare e i datalogger di questo blocco trasmettono le letture a un’applicazione che qualcuno deve consultare.

Igrometro e misuratore di umidità Tramex MRH3

Rilievo puntuale

Tramex MRH3

Con la sonda Hygro-i2 legge temperatura e umidità relativa dell’aria: serve a verificare un punto singolo — il piano della bilancia, una zona di reparto sospetta — prima di decidere dove lasciare un registratore.

Datalogger di umidità e temperatura Tramex Feedback DL-RHTA

Registrazione nel tempo

Tramex Feedback DL-RHTA

Registra fino a 100.000 punti dato di umidità relativa, temperatura e punto di rugiada con intervallo regolabile fra 10 minuti e 1 ora: è il tracciato continuo che la quarta sezione chiede per dimostrare che il condizionamento sia avvenuto.

Datalogger di umidità e temperatura Tramex Feedback DL-RHTX

Registrazione nel tempo

Tramex Feedback DL-RHTX

Stessi campi del RHTA, con esportazione di fogli di calcolo, grafici e report dall’applicazione: utile quando le condizioni climatiche effettive vanno allegate al rapporto insieme al tempo di permanenza.

Kit Tramex Feedback DataLogger con datalogger, sonda e cavo di interfaccia

Registrazione nel tempo

Kit Feedback DataLogger

Riunisce in una valigetta il datalogger DL-RHTX, la sonda Hygro-i2, il cavo di interfaccia, il treppiede e il supporto a parete: la dotazione minima per un punto fisso accanto alla bilancia, lasciato lavorare senza presidio.

La taratura dei sensori climatici e della bilancia, richiamata nella quinta sezione, va richiesta a un laboratorio, e nulla di quanto detto qui sostituisce ciò che le parti scrivono nel capitolato. Il confronto completo fra i modelli e i limiti dichiarati dal costruttore è nelle pagine di catalogo dei termoigrometri ambientali e dei sistemi di monitoraggio continuo e wireless; il quadro completo è nel Catalogo prodotti.

Maggiori informazioni e contatti

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