Un manutentore entra in centrale termica con un rilevatore appeso alla cintura, legge zero sul display e conclude che l’impianto è a tenuta. Poco dopo un collega passa sulla stessa tubazione con un cercafughe e sente il segnale salire ovunque, anche a mezzo metro dalle flange. I due numeri non si contraddicono: rispondono a due domande diverse. Il primo strumento sorveglia l’atmosfera in cui si trova la persona; il secondo insegue un gradiente di concentrazione per dire da quale punto esce il gas.
È qui che nasce l’equivoco più costoso di questa famiglia di strumenti: come scegliere fra rilevatori di gas per la sorveglianza e strumenti di ricerca fughe per la localizzazione non è una questione di modello o di dotazione, ma di compito. Chiedere a un solo apparecchio di fare entrambe le cose porta quasi sempre a uno strumento che fa male tutti e due i lavori: troppo lento per seguire una traccia, troppo poco selettivo per essere una misura.
Prima ancora del sensore, quindi, va deciso che cosa deve produrre lo strumento: un valore riferibile a una scala, oppure un segnale relativo che cresce avvicinandosi al punto di perdita. Da questa scelta discendono il campo di misura, l’unità in cui si esprime il risultato, il tempo di risposta accettabile, la dotazione di sonde e persino il costo che l’apparecchio avrà nei cinque anni successivi. Le pagine che seguono ordinano questi criteri per come si presentano davvero in fase di acquisto.

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Sorvegliare un’atmosfera e localizzare una perdita sono due compiti distinti
Il rilevatore di sorveglianza risponde a una domanda binaria sull’aria che circonda una persona o un ambiente: quel gas è presente, e in quale quantità rispetto a una soglia impostata. Deve quindi essere selettivo verso il gas bersaglio, avere allarmi impostabili e un tempo di risposta breve, ed è sottoposto a una verifica funzionale con gas campione, il cosiddetto bump test, prima dell’uso. Il cercafughe risponde a una domanda spaziale: da dove esce. Per farlo massimizza la sensibilità relativa e adotta un azzeramento continuo che riporta a zero il fondo mentre l’operatore si sposta, così che il display segua il gradiente. Proprio questo azzeramento rende la lettura non quantitativa: il numero mostrato dipende da dove ci si trovava un istante prima. Confondere i due compiti significa comprare uno strumento che non serve a nessuno dei due scopi, e la UNI EN 1779 imposta la scelta del metodo di prova di tenuta a partire dal risultato atteso.
Come scegliere: rilevatori di sicurezza per il gas e strumenti di ricerca fughe
Il primo parametro non è l’accuratezza ma la scala. La stessa sostanza si esprime in percentuale del limite inferiore di esplodibilità, in parti per milione o in percentuale in volume, e le tre scale non sono intercambiabili: un valore di poche parti per milione è irrilevante per il rischio di infiammabilità ed è invece dominante nella misura di un gas tossico. Va quindi definito prima il gas bersaglio, poi il campo utile e la risoluzione nella parte bassa di quel campo, dove si decide davvero. Per gli apparecchi di sorveglianza la UNI EN 60079-29-1 tratta le prestazioni dei rilevatori di gas infiammabili e la UNI EN 45544 quelle degli apparecchi per gas tossici: sono i riferimenti in cui trovare i criteri prestazionali da richiamare in capitolato. Per un cercafughe, invece, contano la soglia minima rilevabile e la prontezza, non l’incertezza dichiarata.
Che cosa avvelena o acceca un sensore di gas nel suo ambiente
Ogni principio ha un modo tipico di sbagliare. L’elemento catalitico ossida il gas su un pellistore e richiede ossigeno: in un ambiente inertizzato o carente diventa cieco, e certi composti del silicio o dello zolfo lo avvelenano in modo permanente senza che la lettura mostri qualcosa di anomalo. Il sensore a infrarosso non ha bisogno di ossigeno e non si avvelena, ma vede solo le molecole che assorbono nella banda scelta e risente di condensa e polvere sulle finestre ottiche. La cella elettrochimica è selettiva verso gas tossici ma ha vita utile limitata e sensibilità incrociata. Il semiconduttore è sensibilissimo e poco selettivo, ottimo come cercafughe e inadatto come misura. La fotoionizzazione copre i composti organici volatili con una lampada la cui energia definisce che cosa si riesce a vedere. In ambiente potenzialmente esplosivo la certificazione dell’apparecchio è un requisito di prodotto da verificare sulla documentazione del costruttore.
Bump test e gas campione: la verifica prima di ogni turno
La dotazione pesa quanto il sensore. Un apparecchio a diffusione legge l’aria che lo raggiunge; uno con pompa aspira il campione attraverso un tubo e permette di sondare pozzetti, cavedi e volumi non accessibili, ma introduce un tempo di transito che va conosciuto e atteso prima di leggere. Le sonde flessibili a collo d’oca, i cappucci di concentrazione e i tubi di prolunga cambiano radicalmente la capacità di arrivare sul punto sospetto. Sul lato della verifica funzionale prima di ogni turno servono il gas campione nella concentrazione corretta, il riduttore, il flussometro e una stazione o un adattatore per il bump test: senza questa catena l’apparecchio non è controllabile. Infine la gestione del dato: registrazione degli eventi di allarme, marcatura oraria, esportazione e rapporto di intervento. Per i controlli di tenuta sui gas fluorurati previsti dal regolamento UE 517/2014 la documentazione del rilievo conta quanto il rilievo stesso.
Celle a scadenza: la voce di costo che nessuno mette a preventivo
Il prezzo di listino descrive male questa famiglia di strumenti, perché una parte rilevante della spesa arriva dopo. Le celle elettrochimiche hanno una vita utile dichiarata e vanno sostituite a scadenza anche se lo strumento sembra funzionare; le bombole di gas campione hanno una data di scadenza e un consumo proporzionale alla frequenza dei controlli; la taratura periodica ha un costo per canale, non per apparecchio, e cresce con il numero di gas. Vanno considerati anche i filtri, le membrane idrofobe, le batterie e la disponibilità dei ricambi nel tempo, che è il vero fattore di obsolescenza: uno strumento le cui celle non sono più a catalogo è fuori uso anche se acceso. Un impianto gas verificato secondo la UNI 11137 richiede continuità della catena di verifica, non un acquisto isolato.
Il modo più rapido per capire quali configurazioni esistono, con quali sensori e con quali dotazioni di sonde, è partire dalla panoramica della categoria: Rilevatori di gas e ricerca fughe.
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