In un ufficio open space il termostato segna 20 gradi, il valore di progetto, eppure metà delle postazioni lamenta freddo mentre l’altra metà sta bene. La segnalazione arriva alla manutenzione, che verifica l’impianto, non trova anomalie e chiude la pratica: il ciclo si ripete a ogni cambio di stagione, con costi nascosti fatti di regolazioni improvvisate, stufette personali sotto la scrivania e contenziosi con il datore di lavoro. Capire come misurare temperatura ambiente e comfort termico in modo strutturato è il solo modo per uscire da questo circolo.
Il motivo dell’apparente contraddizione è fisico. La sensazione termica di una persona nasce dal bilancio fra il calore che il corpo produce e quello che cede all’ambiente per convezione, irraggiamento, conduzione ed evaporazione. La temperatura dell’aria governa solo una parte di quel bilancio: pesano allo stesso modo la temperatura media radiante delle superfici, la velocità dell’aria e l’umidità relativa. A queste quattro grandezze ambientali si sommano due parametri legati alla persona, il livello di attività metabolica e la resistenza termica del vestiario.
Da qui la logica della valutazione: si misurano simultaneamente le grandezze fisiche in postazioni rappresentative, si dichiarano i parametri soggettivi assunti e si calcolano gli indici sintetici previsti dalle norme tecniche. La procedura è codificata — ISO 7726 per la strumentazione, ISO 7730 per gli indici, EN 16798-1 per le classi di ambiente — e restituisce un risultato difendibile, molto diverso dal numero letto su un display appeso alla parete.

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Le sei grandezze che determinano la sensazione termica
Il comfort termico non dipende dalla sola temperatura dell’aria. Le grandezze ambientali sono quattro: temperatura dell’aria, temperatura media radiante, velocità dell’aria e umidità relativa. A esse si aggiungono due parametri legati all’occupante, il livello di attività metabolica e la resistenza termica del vestiario. Un locale con aria a 20 gradi ma pareti vetrate fredde ha una temperatura media radiante molto più bassa, e la sensazione risultante è di freddo; lo stesso locale, con la stessa aria, risulta accettabile in una giornata di sole. Misurare la sola temperatura dell’aria è il motivo per cui un ambiente «a 20 gradi» può risultare freddo: si sta osservando un solo termine di un bilancio a sei variabili, e quasi mai il più influente.
Come misurare temperatura ambiente e comfort termico: la preparazione
La preparazione decide la validità del rilievo. Si individuano le postazioni rappresentative, cioè i punti realmente occupati e quelli sospetti per posizione critica: vicino alle superfici vetrate, sotto le bocchette di mandata, in prossimità delle porte esterne. Per ogni postazione si definiscono le altezze di misura previste dalla norma, che per il soggetto seduto corrispondono al livello della caviglia, dell’addome e della testa: le tre quote servono a ricostruire il gradiente verticale, non a produrre tre valori intercambiabili. Il rilievo si esegue con l’impianto a regime e con l’occupazione tipica dell’ambiente, non a locali vuoti la domenica mattina. Si annotano infine le condizioni al contorno: stagione, orario, attività svolta e vestiario prevalente, perché entrano nel calcolo successivo.
L’esecuzione del rilievo con la centralina microclimatica
In campo le grandezze fisiche vanno acquisite simultaneamente, con una centralina microclimatica e il suo corredo di sonde: termometro dell’aria schermato dall’irraggiamento, globotermometro per la temperatura media radiante, anemometro omnidirezionale a bassa velocità e sonda di umidità. Ogni sonda richiede il proprio tempo di stabilizzazione e va rispettato prima di registrare: il globotermometro è il più lento, perché la sfera deve raggiungere l’equilibrio radiativo con le superfici circostanti, e leggerlo troppo presto falsa tutto il calcolo a valle. La durata dell’acquisizione deve coprire condizioni reali di funzionamento, includendo i cicli di regolazione dell’impianto. Treppiede alla quota corretta, operatore a distanza per non alterare il campo termico e convettivo.
Elaborazione degli indici e diagnosi del disagio locale
Dalle grandezze misurate e dai parametri soggettivi assunti si calcolano gli indici sintetici di comfort definiti dalla ISO 7730, con il metabolismo stimato secondo la ISO 8996 e la resistenza termica del vestiario secondo la ISO 9920. Accanto al giudizio globale va valutato il disagio locale, che spesso spiega le lamentele meglio dell’indice medio: correnti d’aria, asimmetria della temperatura radiante fra una parete fredda e il resto del locale, gradiente verticale eccessivo fra caviglia e testa, pavimento troppo freddo o troppo caldo. Il confronto finale avviene con le classi di ambiente previste dalla EN 16798-1, che associano a ogni categoria intervalli ammessi per gli indici globali e per ciascuna causa di disagio locale.
Refertazione e verifica periodica delle sonde
Il rapporto di prova è ciò che rende difendibile la valutazione. Vanno dichiarati tutti i parametri di ingresso: postazioni e altezze, durata e orario, strumentazione e sonde impiegate, con gli estremi della verifica dichiarata dal costruttore, valori medi delle grandezze fisiche e, soprattutto, i valori di metabolismo e vestiario assunti, perché cambiandoli cambia il risultato. Rispetto al controllo a spot con un termometro portatile, questa procedura fornisce un giudizio confrontabile nel tempo e fra edifici diversi, e indica quale grandezza correggere invece di limitarsi a spostare il set point. Le sonde vanno sottoposte a verifica periodica, in particolare quelle di umidità e di velocità dell’aria, soggette a deriva.
Per il quadro completo del metodo, delle grandezze e degli indici di riferimento, consulta la pagina di approfondimento dedicata a Temperatura ambiente e comfort termico.
I modelli
Su questa procedura il nostro catalogo interviene in momenti diversi del rilievo: la lettura sul posto di temperatura e umidità relativa dell’aria durante il sopralluogo, la temperatura della superficie che spiega l’asimmetria radiante di una parete fredda, la registrazione nel tempo quando il rilievo deve coprire i cicli di regolazione dell’impianto e non un istante, e la velocità dell’aria, per la quale il catalogo ha una famiglia dedicata di anemometri a filo caldo e a ventolina. I dati tecnici completi sono nelle schede.

Lettura sul posto
Tramex MRH3
Legge in una sola misura umidità relativa, temperatura dell’aria e punto di rugiada: le due grandezze del bilancio termico che si rilevano postazione per postazione, alle quote previste per il soggetto seduto.

Temperatura di superficie
Tramex IRT2
Serve a documentare la parete fredda o la vetrata che abbassa la temperatura media radiante. La lettura dipende dall’emissività ed è falsata dai metalli lucidi; il laser serve solo al puntamento.

Registrazione nel tempo
Tramex Feedback DL-RHTA
Resta nella postazione e registra temperatura e umidità relativa a intervalli regolari, così il rilievo copre l’intera giornata di occupazione; la serie si scarica sull’applicazione del costruttore quando si torna sul posto.
Velocità dell’aria
Anemometri a filo caldo e a ventolina
La quarta grandezza ambientale del bilancio termico, quella che governa le correnti d’aria alla postazione. La famiglia di catalogo raccoglie i modelli a filo caldo e a elica, con i campi di misura dichiarati dal costruttore nelle singole schede.
→ Il confronto fra le tipologie e le caratteristiche dichiarate è nella pagina di catalogo dei termoigrometri ambientali e in quella degli anemometri a filo caldo e a ventolina.
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