Home —» Verniciatura a polvere: cosa controllare e con quali strumenti

Verniciatura a polvere: cosa controllare e con quali strumenti

Verniciatura a spruzzo paraurti auto

Nella verniciatura a polvere il risultato si decide nel pretrattamento chimico e nel forno di polimerizzazione. Come si verifica il ciclo di cottura sul metallo, come si profila il forno, come si riconoscono sottocottura e sovracottura e quali prove servono sul pezzo finito.

Una linea di verniciatura a polvere produce pezzi che, appena usciti dal forno, sembrano tutti uguali: stesso colore, stessa brillantezza, stessa mano. I difetti compaiono dopo, in montaggio o dal cliente, quando il rivestimento si stacca a scaglie sotto la vite di fissaggio o ingiallisce nei mesi successivi. A quel punto il lotto è già consegnato e il costo del rifacimento comprende sverniciatura chimica, ripristino del pretrattamento e un secondo passaggio in forno.

La tecnologia a polveri elimina il solvente: il rivestimento viene applicato allo stato secco, caricato elettrostaticamente e trattenuto dal pezzo messo a terra, poi reticolato in forno con un apporto di calore controllato. Non esistono quindi tempi di appassimento, umidità dell’aria critica in cabina o spessore umido da misurare a bagnato. In compenso l’intero risultato dipende da due sole variabili difficili da vedere a occhio: la qualità chimica della superficie prima dell’applicazione e l’energia termica realmente ricevuta dal metallo durante la cottura.

Per questo i controlli sulla verniciatura a polvere non si limitano allo spessore finale. Servono registratori di temperatura che viaggiano sul pezzo dentro il forno, spessimetri magnetici e induttivi per il film polimerizzato, glossmetri per confrontare la brillantezza fra lotti di polvere diversi e prove distruttive di adesione e resistenza da eseguire su campioni sacrificali dello stesso carico.

Banner supporto tecnico richiesta assistenza

Vuoi un aiuto nella scelta del prodotto ?

Polvere, campo elettrostatico e polimerizzazione: che cosa cambia

La polvere termoindurente è una miscela di resina, indurente, cariche e pigmenti macinata a granulometrie tipiche di 20-50 µm. La pistola le impartisce una carica elettrica, per effetto corona o triboelettrico, e il pezzo collegato a terra la trattiene per attrazione elettrostatica prima ancora che intervenga il calore. Il film diventa rivestimento solo in forno, dove la polvere fonde, bagna la superficie e reticola chimicamente. Da qui derivano due conseguenze operative. La prima è che la messa a terra del pezzo è un parametro di processo, non un dettaglio impiantistico: una resistenza verso terra elevata riduce l’efficienza di trasferimento e lascia zone scarse. La seconda è che un film applicato in modo perfetto può comunque risultare inservibile se la cottura non è corretta.

Verniciatura a polvere, controlli del pretrattamento chimico

Nel ciclo a polveri il tunnel chimico sostituisce in gran parte l’irruvidimento meccanico: sgrassaggio alcalino o acido, risciacqui, conversione con fosfatazione allo zinco, ossidazione anodica leggera sull’alluminio oppure trattamento nanotecnologico a base zirconio, asciugatura finale. Ogni stadio ha parametri da registrare per turno: concentrazione del bagno per titolazione, pH, temperatura, tempo di contatto, conducibilità dell’ultimo risciacquo, che deve restare bassa perché i sali residui sono la causa più frequente di distacco. La verifica di uscita è semplice e non richiede laboratorio: prova di bagnabilità con acqua, che su superficie ben sgrassata deve formare un film continuo senza gocce isolate, e grammatura del rivestimento di conversione sui campioni. Va controllata anche l’assenza di condensa e la temperatura del pezzo in ingresso cabina.

Il ciclo di cottura si misura sul metallo, non sull’aria del forno

Le schede tecniche delle polveri indicano una condizione del tipo dieci minuti a 180 °C di temperatura oggetto. Non è la temperatura impostata sul forno: è il tempo effettivo trascorso dal metallo sopra la soglia di reticolazione. Un profilato sottile da 1,5 mm raggiunge quella soglia in pochi minuti, un pezzo massiccio o una carpenteria imbullonata può impiegarne quindici, e nello stesso carico i due cuociono in modo diverso. Il controllo si esegue con un registratore di temperatura protetto da barriera termica, che attraversa il forno appeso alla bilancella con quattro o sei termocoppie fissate su punti rappresentativi: lamiera sottile, sezione spessa, zona vicino ai bruciatori, zona in ombra. La curva scaricata mostra rampa, plateau e tempo sopra soglia per ciascun punto e dice se il carico è omogeneo.

Sottocottura, sovracottura e difetti di spessore: come si riconoscono

La sottocottura lascia una reticolazione incompleta: adesione scarsa, film che si segna con l’unghia, bassa resistenza chimica. Si smaschera in reparto con la prova rapida al solvente, strofinando con un tampone imbevuto di metiletilchetone per un numero definito di andate e ritorni: se il colore passa sul tampone o la superficie si opacizza, il ciclo è insufficiente. La sovracottura dà il difetto opposto, cioè ingiallimento, viraggio del tono e perdita di brillantezza, misurabile con il glossmetro a 60°. Lo spessore, che nella polvere non si controlla in tempo reale, si verifica a pezzo freddo con spessimetro magnetico su acciaio o a correnti indotte su alluminio: valori eccessivi generano buccia d’arancia marcata e colature sugli spigoli, mentre l’effetto gabbia di Faraday lascia scoperti angoli interni e asole.

Prove sul pezzo finito, deriva del colore e qualità Qualicoat e GSB

Il collaudo finale si esegue su campioni sacrificali appesi allo stesso carico: adesione a quadretti con taglio a reticolo e nastro, imbutitura Erichsen, piegatura su mandrino, resistenza all’urto e nebbia salina per le durate previste dal capitolato. Su questi campioni si registrano anche brillantezza e colore, perché lotti di polvere diversi e soprattutto il recupero della polvere in eccesso, reintrodotta nel ciclo con granulometria e rapporto pigmenti alterati, producono derive di tono che sfuggono all’occhio ma non alla misura strumentale; la parte colorimetrica merita una trattazione a sé. Vanno controllate anche l’umidità e il contenuto di olio dell’aria compressa, che sporcano il film. Per gli infissi in alluminio i marchi di qualità Qualicoat e GSB fissano cicli, spessori minimi e prove obbligatorie.

Per il quadro completo del processo, dalla cabina al forno, si veda la pagina dedicata alla verniciatura a polvere.

Categorie di prodotto correlate

Controllo qualità su componenti metallici in alluminio

CATALOGO · RIVESTIMENTI E FINITURA SUPERFICIALE

Spessimetri magnetici e induttivi per ferrosi e non ferrosi

La categoria raccoglie gli strumenti per misurare lo spessore del film polimerizzato senza danneggiarlo, con principio magnetico su acciaio e a correnti indotte su alluminio: la verifica di riferimento del rivestimento a polvere una volta uscito dal forno.

→ Vai alla categoria

Mazzetta di campioni colore per il confronto delle tinte

CATALOGO · RIVESTIMENTI E FINITURA SUPERFICIALE

Misuratori di brillantezza (gloss)

Qui si trovano gli strumenti per quantificare la riflessione speculare agli angoli normalizzati: servono a confrontare lotti di polvere diversi e a intercettare la perdita di brillantezza tipica della sovracottura, che l’occhio percepisce troppo tardi.

→ Vai alla categoria

Maggiori informazioni e contatti

Partner divisione sistemi e integrazione sensori : www.roder.it
Partner divisione visione artificiale : www.rodervision.com
Maggiori informazioni su INNOVACHECK : chi siamo
Contatto per informazioni generali : info@roder.it
Contatto per informazioni su questi prodotti : info@innovacheck.com
Visita la pagina Linkedin

Le informazioni contenute in questa pagina web sono fornite a scopo puramente informativo. Pur essendo state elaborate con la massima cura, non costituiscono un’offerta contrattuale né un impegno vincolante per la fornitura. Possono contenere errori di trascrizione, traduzione o refusi. Per informazioni precise e aggiornate, si invita a contattare direttamente la nostra azienda.

Scopri di più da INNOVACHECK

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere