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Preparazione superficiale e sabbiatura: cosa controllare e con quali strumenti

Sabbiatura operatore tuta protettiva

La durata di un ciclo protettivo si decide prima dell’applicazione. Grado di pulizia secondo ISO 8501-1, profilo di ancoraggio, polvere residua e contaminazione salina sono le quattro grandezze da rilevare e verbalizzare sul supporto sabbiato: ecco che cosa misurare, con quali metodi e con quali soglie.

Quando un rivestimento protettivo cede prima del tempo, la causa viene quasi sempre cercata nel prodotto applicato. Le indagini sui cedimenti prematuri dicono l’opposto: oltre l’ottanta per cento dei distacchi, dei blister e delle riprese di corrosione sotto film nasce da una superficie preparata male, non da una vernice sbagliata. Il supporto non e’ un dettaglio preliminare, e’ il primo strato del ciclo.

Per questo i controlli di preparazione superficiale e sabbiatura sono la fase piu’ densa di verifiche dell’intero cantiere di verniciatura. Non si tratta di guardare la lamiera e giudicarla pulita: si tratta di rilevare grandezze distinte e indipendenti fra loro, ciascuna con un metodo normato e un intervallo di accettazione scritto nel capitolato. Il grado di pulizia, il profilo di ancoraggio, la polvere residua e la contaminazione salina sono quattro cose diverse.

Gli strumenti coinvolti sono pochi e ben definiti: comparatori fotografici e tattili, nastri replica calibrati, rugosimetri a punta, nastri adesivi per il prelievo della polvere, celle di estrazione e conduttivimetri per i sali solubili. Tutti economici rispetto al costo di rifare un ciclo, tutti inutili se i rilievi non finiscono in un verbale di fase firmato. Le condizioni climatiche, lo spessore del film e l’adesione appartengono alle fasi successive e si trattano a parte.

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Il grado di pulità secondo ISO 8501-1 e i comparatori fotografici

La prima grandezza da fissare è il grado di preparazione, definito dalla ISO 8501-1 attraverso fotografie di riferimento associate allo stato di partenza del supporto. Per la sabbiatura la scala va da Sa 1, semplice spazzolatura abrasiva, a Sa 2 e Sa 2½, il grado richiesto dalla maggior parte dei capitolati industriali, fino a Sa 3, metallo bianco. Per la pulizia meccanica con spazzole e utensili rotanti valgono St 2 e St 3. La valutazione è visiva e comparativa: si affianca alla superficie il comparatore fotografico corrispondente al grado di ruggine iniziale e si giudica per confronto diretto, con luce sufficiente e sempre sullo stesso lotto di lavorazione. Il grado descrive quanto materiale estraneo è stato rimosso, non quanto la superficie sia rugosa: sono due informazioni indipendenti.

Preparazione superficiale e sabbiatura: i controlli in sequenza

La seconda grandezza è il profilo di ancoraggio, cioè l’ampiezza fra picchi e valli generata dall’impatto dell’abrasivo. Dipende dalla granulometria e soprattutto dalla forma dell’abrasivo impiegato: la graniglia angolare taglia e produce profili più profondi e acuti, i pallini sferici deformano plasticamente e lasciano profili più contenuti e arrotondati. Tre metodi di misura convivono in cantiere. Il nastro replica, schiacciato sulla superficie e letto con un micrometro dedicato, è il riferimento più diffuso e lascia una prova fisica archiviabile. Il comparatore visivo-tattile permette una classificazione rapida per confronto. Lo strumento digitale a punta restituisce un valore numerico immediato e consente medie su più punti, utile quando il capitolato chiede una statistica per area.

Profilo fuori intervallo: le due modalità di cedimento

La scheda tecnica del primer indica sempre un intervallo di profilo, non un valore singolo, e uscirne provoca danni opposti a seconda del verso. Un profilo troppo basso riduce la superficie reale di contatto e l’ancoraggio meccanico: il film aderisce poco, e sotto sollecitazione termica o meccanica si distacca a lembi. Un profilo troppo alto è altrettanto pericoloso, perché i picchi più alti restano coperti da uno spessore locale molto ridotto o emergono del tutto dal film; in quei punti la protezione è nulla e la corrosione riparte in forma puntiforme, con macchie diffuse che compaiono a distanza di mesi su un rivestimento apparentemente integro. Misurare il profilo su più punti, e non solo dove la sabbiatura è riuscita meglio, evita entrambe le situazioni.

Polvere residua e sali solubili: ISO 8502-3, 8502-6 e 8502-9

Una superficie con grado e profilo corretti può restare inaccettabile per due contaminanti. La polvere residua si valuta per campionamento secondo ISO 8502-3: si applica un nastro adesivo trasparente calibrato, lo si stacca e lo si confronta con le immagini di riferimento, ottenendo una classe di quantità e una classe dimensionale delle particelle. La contaminazione salina è peggiore perché invisibile: i cloruri e i solfati residui non si vedono e non si sentono al tatto, ma richiamano acqua per osmosi sotto il film. Si estraggono con la cella di Bresle secondo ISO 8502-6 e si quantificano per conducibilità secondo ISO 8502-9, con soglie di capitolato che per ambienti severi scendono tipicamente sotto i 20 mg/m². Va verificato anche l’abrasivo stesso: pulizia, umidità e contenuto di cloruri.

La finestra temporale e il verbale di fase

Il metallo appena sabbiato è nudo e reattivo: la ruggine bianca, o flash rust, riprende in poche ore e in ambiente umido anche in meno di una. La finestra fra fine sabbiatura e applicazione del primer va quindi definita in anticipo e rispettata, perché una superficie riossidata annulla il lavoro fatto e obbliga a ripassare. Rispetto al giudizio a vista, la misura strumentale ha un vantaggio operativo preciso: produce numeri opponibili. Grado, profilo, classe di polvere e densità salina vanno riportati nel verbale di fase con punto di rilievo, ora e strumento usato, così che la responsabilità di un eventuale cedimento sia ricostruibile.

Per un approfondimento sui metodi e sui criteri di accettazione di questa fase, consulta la pagina dedicata a Preparazione superficiale e sabbiatura.

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