Home —» Diluisci la vernice e il ciclo va sottospessore: perché accade

Diluisci la vernice e il ciclo va sottospessore: perché accade

Impianto riciclaggio rifiuti

Diluire la vernice per spruzzare meglio sembra buon senso: il film umido controllato col pettine torna esattamente quello previsto. Ma diluire abbassa il residuo secco in volume e il ciclo esce sottospessore senza che nessuno se ne accorga, finché lo spessimetro a secco non lo rivela.

In cantiere, quando fa caldo e la pistola comincia a tirare, la soluzione sembra ovvia: si aggiunge un po’ di diluente e la spruzzatura torna morbida. La mano si distende, l’aspetto finale è ottimo, e chi controlla con il pettine sul film umido trova esattamente il valore previsto. Proprio perché il controllo a umido torna giusto, nessuno sospetta nulla: l’applicatore ha rispettato la consegna, il pettine conferma, il lavoro prosegue.

Il problema emerge molto più tardi, quando lo spessimetro a secco misura il ciclo finito. La diluizione della vernice abbassa il residuo secco in volume del prodotto: la parte solida che rimane sul metallo dopo l’essiccazione è una quota minore dello stesso film umido. A parità di spessore bagnato applicato, lo spessore secco cala in proporzione, e il ciclo esce sottospessore di una quantità che nessuno ha deciso consapevolmente e che nessun controllo intermedio ha segnalato.

Questo articolo descrive un solo errore, non un catalogo di difetti di verniciatura: la sostituzione silenziosa del bersaglio a umido dopo un’aggiunta di diluente non ricalcolata. Vengono trattati il motivo per cui accade, come lo si riconosce prima che diventi un difetto conclamato, come si evita a monte, e che cosa va scritto nel rapporto di ispezione.

Banner supporto tecnico richiesta assistenza

Vuoi un aiuto nella scelta del prodotto ?

Un errore che in cantiere sembra buon senso

Fa caldo, il solvente evapora troppo in fretta, la vernice tira e la nebulizzazione peggiora: aggiungere diluente è la reazione più naturale dell’applicatore, e in molti casi anche corretta entro un limite. Il problema non è diluire in sé, ma diluire senza ricalcolare il bersaglio a umido che tiene conto della nuova composizione. La mano applicata sembra perfetta: distesa, uniforme, senza colature. Il pettine misura il film umido e conferma il valore previsto dalla scheda tecnica originale. È esattamente questa conferma a spegnere ogni sospetto: lo strumento dice che va tutto bene, e nessuno controlla oltre finché il pezzo non arriva sotto lo spessimetro a secco, giorni o settimane dopo l’applicazione, quando correggere costa molto di più che prevenire.

Perché accade: il residuo secco cala, il film umido no

La relazione fra film umido e film secco dipende dal residuo secco in volume del prodotto così come applicato. Il diluente non lascia film: evapora del tutto. Aggiungerne una percentuale abbassa la frazione solida della miscela e quindi il residuo secco in volume, mentre il bersaglio a umido calcolato in officina resta quello della scheda tecnica del prodotto non diluito. L’operatore continua a puntare allo stesso spessore bagnato, il pettine lo conferma, ma quel film umido corrisponde ormai a un film secco più sottile di quanto previsto. Non è un difetto di applicazione né di attrezzatura: è un disallineamento fra il valore controllato in corso d’opera e la grandezza che conta davvero, cioè lo spessore secco finale sul metallo.

Come si riconosce lo scarto sistematico

Il segnale caratteristico non è un valore isolato basso, ma uno scarto sistematico fra spessore secco atteso e spessore secco misurato, sempre nello stesso verso, ripetuto su tutta l’area applicata da un determinato operatore o in un determinato turno. Se il film umido controllato durante la spruzzatura risultava conforme lettura dopo lettura, ma lo spessimetro a secco restituisce valori costantemente sotto il nominale su quelle stesse aree, l’ipotesi da verificare per prima è la diluizione non tracciata. Confrontare i rapporti di produzione con le schede di miscelazione, quando esistono, aiuta a isolare l’area interessata prima di estendere il controllo a tutto il lotto verniciato in quella giornata.

Come evitare che la diluizione porti la vernice al sottospessore

Tre misure, in sequenza, chiudono la falla. Primo: rispettare il limite di diluizione indicato dalla scheda tecnica del prodotto, che non è un suggerimento ma un dato vincolante per il calcolo successivo. Secondo: ogni volta che si diluisce oltre una soglia minima, ricalcolare il bersaglio a umido con il nuovo residuo secco in volume dichiarato per quella miscela, e comunicarlo all’applicatore prima di riprendere a spruzzare. Terzo: registrare la percentuale di diluente aggiunta insieme al lotto di prodotto, così che il dato sia verificabile a posteriori. La formula che lega film umido, residuo secco e film secco è descritta altrove; qui basta ricordare che il pettine resta uno strumento di correzione in tempo reale sull’applicazione, mentre la scelta del residuo in volume o in peso è un tema a sé: quello che conta in questa sezione è che la diluizione cambi il numero da inseguire, non che lo strumento smetta di funzionare.

Che cosa si scrive nel rapporto

La diluizione applicata è un dato di processo, non una scelta privata dell’applicatore lasciata alla sensibilità del momento. Nel rapporto di ispezione vanno riportati la percentuale di diluente aggiunta, il momento in cui è stata decisa, il bersaglio a umido ricalcolato di conseguenza e le letture di spessore secco relative a quell’area, confrontate con il nominale di ciclo secondo il criterio statistico di accettazione previsto dalle norme di riferimento. Senza questi dati, uno scostamento a secco resta inspiegabile anche quando la causa è nota e correggibile. Per la strumentazione con cui eseguire questi controlli in modo coerente lungo l’intero ciclo, la pagina Nastro replica e comparatori di profilo raccoglie gli strumenti collegati alla catena di misura che lega profilo, film umido e film secco.

Categorie di prodotto correlate

Valvole di processo acciaio inox

SPESSIMETRI PER NON METALLICI

Spessimetri a ultrasuoni per rivestimenti non metallici

Strumenti a ultrasuoni per misurare lo spessore secco su supporti non ferrosi o non metallici, dove i metodi magnetici e a correnti indotte non sono applicabili, utili nel controllo finale del ciclo verniciato.

→ Vai alla categoria

Lavorazione acciaio inox officina

SPESSIMETRI MAGNETICI E INDUTTIVI

Spessimetri magnetici e induttivi per ferrosi e non ferrosi

Spessimetri a induzione magnetica e a correnti indotte per il controllo dello spessore secco su substrati ferrosi e non ferrosi, lo strumento di riferimento per verificare in cantiere la conformità del ciclo applicato.

→ Vai alla categoria

Maggiori informazioni e contatti

Partner divisione sistemi e integrazione sensori : www.roder.it
Partner divisione visione artificiale : www.rodervision.com
Maggiori informazioni su INNOVACHECK : chi siamo
Contatto per informazioni generali : info@roder.it
Contatto per informazioni su questi prodotti : info@innovacheck.com
Visita la pagina Linkedin

Le informazioni contenute in questa pagina web sono fornite a scopo puramente informativo. Pur essendo state elaborate con la massima cura, non costituiscono un’offerta contrattuale né un impegno vincolante per la fornitura. Possono contenere errori di trascrizione, traduzione o refusi. Per informazioni precise e aggiornate, si invita a contattare direttamente la nostra azienda.

Scopri di più da INNOVACHECK

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere