Una camera bianca non è un ambiente che si certifica una volta e resta tale: è un ambiente che un impianto di trattamento aria mantiene entro specifica, ora dopo ora, finché portate, filtrazione e differenziali di pressione restano quelli previsti dal progetto. Quando la classe si degrada, quasi mai la causa è nel prodotto o nella procedura di vestizione: è nell’impianto, in un filtro terminale che ha perso integrità, in una serranda che si è spostata, in un ventilatore che lavora con la girante sporca o in una cascata di pressione invertita da una porta lasciata aperta.
Questo articolo ha un taglio dichiaratamente impiantistico. Non tratta la classificazione degli ambienti secondo ISO 14644-1 né il conteggio particellare per l’assegnazione della classe, argomenti già sviluppati altrove sul sito: qui si guarda al sistema HVAC che quella classe la sostiene nel tempo. Parlare di camere bianche e ambienti controllati controlli significa quindi parlare di portate e ricambi d’aria, di integrità dei filtri HEPA verificata in opera, di differenziali fra locali contigui e di manutenzione programmata degli elementi filtranti.
I riferimenti sono duplici, di settore e di metodo: ISO 14644-4 per la progettazione e l’installazione, ISO 14644-3 per i metodi di prova sull’impianto, EN 1822 e ISO 29463 per la classificazione e la verifica dei filtri ad alta efficienza, UNI EN 12599 per le prove di collaudo e bilanciamento degli impianti di ventilazione, e l’Allegato 1 delle GMP quando la produzione è farmaceutica o sterile.

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Perché la classe dipende dall’impianto e non solo dalla procedura
In un ambiente controllato la contaminazione particellare viene prodotta di continuo dalle persone, dalle macchine e dai materiali introdotti. L’impianto la diluisce e la asporta con un numero di ricambi d’aria molto superiore a quello di un edificio ordinario, e la confina con differenziali di pressione fra locali di classe diversa. Se il numero di ricambi cala, il tempo di rimozione della contaminazione si allunga e l’ambiente esce di specifica pur restando formalmente classificato. Sbagliare qui ha conseguenze pesanti: nel farmaceutico un ambiente fuori specifica apre una deviazione e mette in discussione i lotti prodotti; nell’elettronica e nei dispositivi medici genera scarti e resi difficili da ricondurre a una causa unica. Il costo del disservizio è quasi sempre superiore a quello della manutenzione che lo avrebbe evitato.
Dove nasce l’esigenza nel ciclo di vita dell’impianto
L’esigenza compare per la prima volta in fase di progetto, quando ISO 14644-4 impone di fissare portate, schema di flusso, posizione dei terminali filtranti e gerarchia dei differenziali fra locali. Prosegue al collaudo dell’impianto, dove UNI EN 12599 definisce le prove di accettazione aeraulica: portata effettiva per bocchetta, taratura delle serrande, prestazione dei ventilatori. Da quel momento in avanti la questione diventa manutentiva. I filtri terminali si intasano, il ventilatore risponde con una prevalenza diversa, le guarnizioni invecchiano, gli interventi edilizi o l’aggiunta di una macchina modificano il carico termico e il bilancio dei flussi. Ogni modifica dell’ambiente, anche minima, riapre il tema della verifica: è un ciclo continuo, non un adempimento iniziale.
Camere bianche e ambienti controllati: i controlli sull’impianto
Tre grandezze reggono l’intero sistema. La portata d’aria immessa, misurata sotto ogni terminale con cappa di misura o con griglia anemometrica secondo i metodi richiamati da ISO 14644-3, da cui si ricava il numero di ricambi orari: il criterio è lo scostamento ammesso rispetto al valore di progetto, tipicamente entro il dieci per cento sul singolo terminale e valori più stretti sul totale del locale. L’integrità del filtro terminale HEPA, verificata in opera con prova di penetrazione a monte e a valle sulla superficie filtrante e sul telaio, con soglia di penetrazione locale definita dalla classe secondo EN 1822 e ISO 29463. Il differenziale di pressione fra locali contigui, con valore nominale e verso di cascata dichiarati e tolleranza fissata a progetto.
Come si organizzano le verifiche periodiche e la sostituzione dei filtri
Le verifiche vanno ancorate a punti fissi identificati con una sigla e riportati sulla planimetria: ogni terminale filtrante, ogni presa di pressione differenziale, ogni bocchetta di ripresa. Misurare sempre negli stessi punti è ciò che rende confrontabili i dati nel tempo e permette di leggere una deriva prima che diventi un fuori specifica. La periodicità si grada sulla criticità: pressioni differenziali in monitoraggio continuo con soglie di allarme, portate e ricambi con cadenza semestrale o annuale, integrità dei filtri terminali secondo l’intervallo previsto dal piano di convalida e comunque dopo ogni sostituzione o intervento sul plenum. La sostituzione dei filtri non si programma solo a calendario ma sulla perdita di carico registrata rispetto al valore iniziale. L’operatore che esegue le prove deve essere qualificato e le prove vanno svolte nello stato di occupazione dichiarato.
Documentazione, tracciabilità e accettazione degli interventi
Ogni campagna di misura produce un rapporto che riporta identificativo del punto, valore rilevato, valore di progetto, esito rispetto alla tolleranza, strumento impiegato con numero di serie e riferimento del certificato di taratura, stato di occupazione dell’ambiente e nome dell’operatore. Per i filtri terminali si conserva il certificato di fabbrica secondo EN 1822 o ISO 29463 insieme al verbale della prova di integrità in opera. Nel farmaceutico questa documentazione confluisce nel fascicolo di convalida richiesto dall’Allegato 1 delle GMP e va mantenuta allineata alle modifiche impiantistiche.
La stessa logica vale nel rapporto con l’installatore e con il manutentore: il collaudo aeraulico secondo UNI EN 12599 è il documento con cui si accetta l’impianto, e i rapporti periodici sono ciò che dimostra che le condizioni di accettazione sono ancora rispettate. Per un quadro più ampio dell’applicazione e degli strumenti impiegati è disponibile la pagina dedicata a camere bianche e ambienti controllati.
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